

Eziopatogenesi della Carie
Le numerose teorie,
sorte a proposito dell'eziologia e della patogenesi della carie
dentaria, si possono dividere in due grandi gruppi:
1) quelle che attribuiscono importanza preponderante ad azioni
chimiche e biochimiche, di origine infettiva locale,
2) quelle che ritengono predominante il terreno, per
predisposizione sia congenita, su base ereditaria o no, sia
acquisita, per processi morbosi o a carattere dismetabolico. Si
ritengono oggi come cause dirette le attività batteriche nella
placca; queste attività sono condizionate da fattori
predisponenti generali e locali dell'individuo.
1) Cause
predisponenti
2) Cause indirette
Risulta un fatto innegabile che la carie dentaria ha subito negli ultimi decenni un incremento considerevole legato senza dubbio di sorta alle mutate condizioni di alimentazione; un più alto tenore di vita, con un consumo di cibi ricchi di carboidrati, di consistenza ridotta, cotti, precotti, macinati, ha portato sempre più ad una insufficiente detersione meccanica dell'apparato dentario.
Se non possiamo affermare che esistono razze immuni dalla carie dentaria è indubbio, però, che vi siano razze più predisposte di altre. L'età più colpita è senza ombra di dubbio quella giovanile. In rapporto all'età la predisposizione alla carie dentaria subirebbe delle variazioni: nella dentizione da latte tale predisposizione aumenterebbe con l'età, nella dentatura permanente diminuirebbe con il passare degli anni. Queste oscillazioni degli indici cariogeni debbono essere messe in rapporto con il grado di mineralizzazione che presentano le due dentature nelle varie epoche della vita. L'apposizione progressiva di dentina secondaria e la maggior mineralizzazione dei tessuti, con il passare degli anni, giustificano la notevole resistenza che presentano i denti permanenti ad una certa età alla carie dentaria, anche se dopo i 50 anni si osserva una certa recrudescenza di carie cervicali (carie del colletto) certamente da porre in rapporto con i processi distrofici del paradenzio marginale.
Il sesso femminile sembra essere molto più colpito dalla carie dentaria di quello maschile. Ciò sarebbe da ascriversi ad alcuni stati fisiologici quali la gravidanza e l'allattamento.
L'esperienza clinica quotidiana ci conferma ogni giorno di più che il fattore ereditario esercita una indubbia influenza sullo sviluppo e sulla frequenza della carie dentaria con l'osservazione ormai avvalorata nel tempo, che da genitori con dentatura integra nascono figli con una certa immunità alla carie e viceversa da genitori con arcate dentarie diffusamente colpite dalla carie nascono figli notevolmente predisposti all'insorgenza di lesioni cariose. L'influenza del fattore ereditario nell'insorgenza della carie dentaria, per quanto rilevabile ed accertata clinicamente, è tuttora lontana da essere riconosciuta nella sua intima essenza. La predisposizione ereditaria va in buona parte riportata alla trasmissione di determinati caratteri, sia strutturali che morfologici che rendono il dente più o meno ricettivo ad essere colpito dal processo carioso. I denti, ad esempio, con corone basse ed ampie superfici di contatto, dato che la loro forma favorisce il ristagno degli alimenti, verrebbero più colpiti di quelli con corone alte e superfici rotondeggianti con minima superficie di contatto. Anche la posizione dei singoli denti sull'arcata dentaria riveste una notevole importanza nella predisposizione o meno alla carie, come si può osservare nei casi di affollamento dentario e nei denti erotti fuori dall'arcata dentaria (premolari in sede palatina o linguale) che condizionano ristagno di alimenti e conseguente sviluppo di processi fermentativi fra essi ed i denti limitrofi.
Secondo la maggioranza degli Autori fra i caratteri costituzionali messi in rapporto con l'incidenza della carie dentaria vanno annoverati anche quelli generali somatici longilinei di norma presentano una incidenza di processi cariosi maggiore dei brachitipi forse per la conformazione dei mascellari, che determina un affollamento maggiore degli elementi dentari, con maggior predisposizione locale all'insorgenza della carie dentaria.
I fattori ecologici sono essenzialmente legati alla presenza o meno nelle acque potabili di alcuni oligo-elementi che rendono le strutture dentarie resistenti ai fattori cariogeni, nonchè alla maggiore o minore assunzione da parte dell'organismo dei raggi ultravioletti solari che favoriscono la formazione endogena di vitamina D.
Altri importanti fattori nella costellazione eziologica delle cause predisponenti alla carie dentaria risultano essere sia l'ambiente in cui vive l'uomo, sia il particolare tipo di clima. Per quanto concerne l'ambiente è stato più volte evidenziato come la migrazione di talune popolazioni, a scarsa incidenza cariogena, dalla loro regione ad altre, ponga in evidenza nel breve volvere di pochi anni un notevole aumento della frequenza della carie, Anche il terreno e l'acqua che da esso sgorga sono stati ampiamente studiati quali fattori predisponenti alla carie dentaria. Alle condizioni del terreno si riallaccia la controversa questione dei rapporti fra la durezza dell'acqua e la carie dentaria, partendo dal concetto che sia l'acqua il principale veicolo per l'introduzione del calcio nell'organismo.
Tutte le teorie portate sulle cause dell'insorgenza della carie, si riconducono all'attività batterica nella placca; ogni teoria assegna ad una di queste attività una parte preponderante. L'ipotesi più probabile è che intervengano, in tempi e modi variabili, tutti i fattori invocati.
Teoria chimico-parassitaria acidogena di Miller. - E' stata enunciata nel 1889, per la prima volta. Essa è basata sul presupposto della demineralizzazione del dente ad opera di acidi organici prodotti dal metabolismo microbico o derivanti dalla degradazione dei carboidrati ingeriti con la dieta. Alla demineralizzazione della componente inorganica dei tessuti duri dentari, smalto in particolare, fa seguito la dissoluzione proteolitica della componente organica, ad opera di enzimi batterici. Entrambi i fenomeni litici sono perciò legati alla presenza da un lato, di stipiti batterici acidogeni e proteolitici, dall'altro a residui alimentari idrocarbonati fermentescibili, costituenti pabulum per gli anzidetti stipiti microbici e capaci di essere degradati attraverso ad un ciclo fermentativo enzimatico ad acidi organici deboli oltre che anidride carbonica. Fra questi stipiti batterici i più importanti sono i lattobacilli acidofili di MoRo e gli streptococchi del gruppo lattico. Recenti vedute su questa teoria tendono a considerare l'origine della malattia puramente batterica anche se è nota l'importanza del fattore chimico nella primitiva infrazione della barriera rappresentata dallo smalto integro e sano in analogia con quando si verifica a livello cutaneo ove molti germi viventi in stato saprofitico divengono virulenti e provocano infezione qualora la barriera cutanea sia interrotta nella sua integrità per qualsiasi evento accidentale. A questo proposito si inseriscono i recenti studi americani sulle placche o patine di materia alba dentaria la cui funzione sarebbe appunto quella di concentrare selettivamente acido lattico di degradazione enzimatica o batterica in date zone di smalto. Avvenuta la primitiva decalcificazione l'agglomerato batterico che popola la cavità forma un ambiente neutro o lievemente alcali favorevole alla proliferazione degli stipiti microbici proteolitici che agiscono attraverso fermenti simili alle tripsine distruggendo la componente organica tessutale. Oltre ai lattobacilli acidofili ed acidogeni ed agli streptococchi proteolitici sono importanti, per della carie, actinomiceti, leptotrichie e saccaromiceti. L'infezione cariosa sarebbe perciò un tipo di infezione mista.